Approfondimento – Verso il Parco Regionale

Punti forti e punti deboli del PLIS

Il PLIS del Monte Canto e del Bedesco è stato riconosciuto a livello provinciale ormai 10 anni fa. Ora, considerando l’imminente scadenza della Convenzione tra i Comuni che hanno partecipato a costituire il PLIS, bisogna valutare se l’esperienza è stata positiva e se continuare con il percorso seguito fino ad ora.

Carvico è stato il primo promotore e il Comune capofila del Parco sovracomunale del PLIS del Monte Canto e del Bedesco. Nonostante lo slancio iniziale con la ripresa della gestione forestale e con la costruzione della prima centrale a biomasse costruita a Calusco, con il cambio delle amministrazioni comunali, le attività di gestione del Parco sono state via via ridotte, fino all’attuale situazione di stallo e di blocco delle attività del PLIS.

Il PLIS del Monte Canto e del Bedesco è un importante componente della rete ecologica lombarda, confinando con il PLIS del basso corso del fiume Brembo, con il Parco Adda Nord e a Est con il il PLIS del bacino fluviale del Brembo planiziale Nord (in fase di costituzione).

Perché è importante tutelare l’area del Monte Canto e del Bedesco

L’assetto vegetazionale

IL MONTE CANTO

Il sistema collinare presenta una copertura prevalentemente forestale con limitate superfici destinate allattività agricola. Il Monte Canto ospita lembi di querceto relitti decisamente interessanti sotto il profilo naturalistico, oltre a esemplari isolati di discrete dimensioni. Lungo il versante nord la vegetazione originaria è stata sostituita con boschi dominati dal castagno. Il versante sud è caratterizzato dalla presenza di un bosco misto di robinia, castagno e quercia. Alla base della dorsale compaiono altre formazioni naturali di carattere più o meno marcatamente igrofile, quali querceti a farnia, alnete ad ontano nero e brandelli di boschi a pioppo nero e salice bianco, cenosi di particolare significato data la loro scarsa diffusione e la loro elevata vulnerabilità. Oggi, larea collinare è caratterizzata da superfici boscate in costante espansione e non più gestite da alcuni decenni. Nella porzione inferiore del monte, i versanti meridionali erano utilizzati in epoca storica per attività agricole, si presentano ancora in parte ciglionati e gradonati. Alcuni di questi terreni sono ancora utilizzati per attività agricole, principalmente con vocazione vitivinicola.

IL PIANALTO DEL BEDESCO

Il pianalto presenta residui di boschi e brughiere in buona parete degradati per l’alta presenza antropica, per attività agricole e impianti industriali.  La vegetazione si è conservata e risulta particolarmente significativa lungo le scarpatemorfologiche e le sponde dellAdda e del Brembo.Successioni vegetazionali di importante valore naturalistico si rinvengono, seppur in scala ridotta, anche lungo i corsi dacqua minori che attraversano l’area dell’isola bergamasca. La strutturazione vegetale dei corsi dacqua del reticolo idrografico minore, infatti, pur presentando importanti infiltrazioni di specie alloctone (come la robinia e l’ailanto), integrate dalla rete di siepi, fasce boscate e cortine arboree ancora presenti, riveste un’importanza centrale nel definire la trama ecologica del pianalto dellIsola e nel determinare una connessione tra gli ambiti fluviali dellAdda e del Brembo.

La fauna

Dal punto di vista faunistico la zona è piuttosto articolata e presenta zone collinari di sufficiente valore naturalistico, aree coltivate, zone industriali e l’area fluviale dellAdda e del Brembo. A causa delle strutture antropiche esistenti, gli unici corridoi di rilevo sono quelli costituiti dai fiumi e dai torrenti che solcano larea con prevalente andamento Nord-Sud. Le vallecole e i torrenti collocati presso i margini del Monte Canto ospitano ancora una fauna di un certo interesse. Le popolazioni anfibie di maggiore interesse sono collocate presso Barzana, Villa dAdda e nella porzione del Monte Canto rivolta verso Sud. Si segnalano due fenomeni migratori di Bufo bufo e di Rana latastei presso Barzana e Villa dAdda che hanno importanza conservazionistica a livello provinciale e regionale. La fascia compresa tra Mapello e Carvico ospita ancora popolazioni di un certo rilievo di Rana latastei (inserita come specie prioritaria da proteggere nella direttiva Habitat) e Rana dalmatina. Nella fascia collinare del Monta Canto sono presenti specie tipiche del bosco di latifoglie tra cui i picchi, il rampichino e lallocco. Nelle zone coltivate e terrazzate esposte a Sud, compaiono specie termofile a gravitazione mediterranea come locchiocotto e lassiolo. Tra i mammiferi non sono presenti specie peculiari. Le acque dei torrenti nella porzione del sistema collinare del Monte Canto risultano di elevata qualità, con coefficiente IBE (indice biotico esteso) e IFF (indice di funzionalità fluviale) in I e II classe dalle sorgenti fino all’inizio dei centri abitati. Considerata la qualità delle acque di sorgiva nella porzione alta del Monte Canto, è probabile la presenza nel territorio del PLIS di una popolazione di Gambero d’acqua dolce (presente nel territorio di Pontida e di Caprino), specie di interesse e tutelata a livello comunitario (direttiva Habitat).

La funzione di corridoio ecologico

Il territorio costituisce un importante elemento della rete ecologica provinciale e regionale, grazie alla presenza dei numerosi corsi dacqua che lo attraversano e il sistema di fasce arborate ripariali che li costeggiano. Le aree di maggior pregio sono tutelate dal Parco del Monte Canto e del Bedesco, che costituisce un nodo strategico della rete ponendosi a metà strada tra il Parco dellAdda e il Parco locale della basso corso del Brembo, e formano così un corridoio ecologico in direzione Est-Ovest, connessione particolarmente importante poiché la maggior parte dei territori tutelati si estendono in direzione Nord-Sud.

La fitta trama di corridoi ecologici lungo il reticolo idrografico e di macchie boscate persistenti nellarea del Bedesco sono in relazione con il polmone verde del Monte Canto che costituisce un serbatoio di naturalità di rilevante importanza ambientale sia per lIsola, sia per la Val S. Martino.

Proposte per lo sviluppo dell’area del canto e del Bedesco

Il territorio dell’attuale PLIS è ormai stato abbandonato da troppo tempo. Necessita della realizzazione di interventi di miglioramento ambientale e di mitigazione dei rischi idrogeologici. La realizzazione di questi avrebbe, però, importanti ricadute positive per il territorio e per la popolazione che lo abita. Tra i tanti possibili interventi proponiamo:

  • Ritorno a una gestione forestale del bosco, con una riduzione del carico boschivo, eliminando le piante di dimensioni eccessive e le piante crollate; diradamento nelle aree che hanno subito gli ultimi tagli e che attualmente presentano ceppete non gestite correttamente. La gestione corretta del bosco consentirebbe, nello stesso tempo: la realizzazione della filiera legno-energia, un miglioramento della strutturazione forestale (eliminazione specie alloctone, diradamento aree che si presentano invase da arbusti e rovi, ormai quasi inaccessibili), il miglioramento del rapporto ecotonale (rapporto tra superficie boscata e superficie a pascolo), per consentire l’insediamento di specie faunistiche di dimensioni importanti (come il capriolo), da aree a Nord del Parco; l’aumento delle porzioni a prato e pascolo consentirebbe, inoltre, l’utilizzo delle aree per attività silvo/pastorali e per l’apicoltura

  • Ri-naturalizzazione degli alvei dei torrenti, realizzando aree di esondazione controllate, riportando le aree di ripa ad una elevata naturalità, favorendo inoltre la ricostruzione importanti corridoi ecologici partendo da aree ormai altamente degradate (in particolar modo nel pianalto del Bedesco). Ciò consentirebbe il miglioramento e l’implementazione dei corridoi ecologici tra il PLIS del Monte Canto e le aree protette con esso confinanti, il miglioramento dei corridoi ecologici nella matrice agricola e suburbana del pianalto del Bedesco. Questi miglioramenti consentirebbero una maggiore mobilità della fauna all’interno del territorio, con la possibilità di ricolonizzazione di territori da parte di specie ormai rare o scomparse dal territorio del parco. Inoltre, Regione Lombardia co-finanzia progetti volti ad aumentare tali connessioni.

  • Recupero di antiche aree di coltivazione delle pendici del Monte Canto, con reintroduzione di coltivazioni a base di vitigni antichi (vedi varietà tipiche Monte Vecchia per frutta e vitigni) e il recupero di porzioni di territorio a castagneto. In questo modo si potrebbe ricostruire l’antica strutturazione vegetazionale del canto, con coltivazioni a prevalenza viticola nella porzione inferiore del monte (versante sud), recuperando anche parte degli antichi terrazzamenti; una porzione superiore mantenuta a bosco, con una dominante a rovere e roverella, con la creazione di maggiori aree tenute a prato/pascolo; una porzione del versante nord e ovest, più freddi, con il recupero della coltivazione dei castagni.

  • Promozione del recupero di aree viti-vinicole dismesse con la richiesta di riconoscimento di area agricola svantaggiata (incentivi da parte di Regione Lombardia); facilitare il subentro di giovani nella gestione dei territori agricoli abbandonati, promuovendo l’instaurazione di contratti di comodato d’uso gratuito per 30 anni, per terreni privati non più gestiti da anni. L’amministrazione comunale potrebbe mettere a disposizione l’ufficio tecnico comunale per individuare le proprietà e i proprietari di terreni agricoli ormai abbandonati, per facilitare l’incontro tra giovani, che vorrebbero coltivare e recuperare porzioni di territorio, e proprietari disinteressati alla gestione dei loro terreni, per facilitare la vendita o la concessione in comodato d’uso dei terreni.

Perché spingere per realizzare un parco regionale

Il superamento del PLIS risulta necessario alla luce delle problematiche sorte in questi 10 anni dal riconoscimento del Parco, l’attività del PLIS resta legata alla volontà a procedere da parte delle amministrazioni in carica. Ne è un risultato palese l’assenza di interventi e l’immobilità delle amministrazioni comunali che hanno governato i comuni appartenenti alla convenzione negli ultimi anni.

Il territorio del PLIS risulta un importante tassello per la rete ecologica lombarda, mettendo in connessione diverse aree ad elevata naturalità all’interno dell’area del Parco; inoltre, sono presenti alcune specie inserite all’interno della direttiva habitat, specie altamente sensibili alle variazioni ambientali e alla presenza di inquinamenti, in particolar modo dell’ambiente acquatico al quale sono strettamente legate.

All’interno del territorio restano lembi forestali relitti decisamente interessanti sotto il profilo naturalistico e cenosi di particolare significato, data la loro scarsa diffusione e la loro elevata vulnerabilità.

Per tutelare realmente queste peculiarità, per non rischiare di perdere l’importante bacino di biodiversità ancora presente in questo territorio, serve gestire il territorio attraverso un ente che non risenta così fortemente dell’assenza di interesse da parte di un comune: serve la creazione di un Parco Regionale.

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